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Home Corteo Storico Bianca di Navarra
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Bianca di Navarra

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Bianca di Navarra

Corteo Storico L'Ultima Regina 23 agosto 2007

Nel tempo dei cavalieri, dell’armi e dell’amore, ma anche dell’arbitrio e dell’arroganza, visse e si adoperò in Sicilia, una donna che ha provato a tener testa agli oltraggi del potere. Il suo nome era Bianca di Navarra, bella, intelligente e fiera.

Le vicende che la videro protagonista, ormai purtroppo dimenticata dai più, si svolgono tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo.

Quando Il potere dei Baroni e dei piccoli feudatari che si legavano ora all'uno ora all'altro di essi, facevano della nostra isola una terra ricca e appetibile, ma preda di vessazioni e continue dispute locali.
In quel tempo le lotte baronali tra le più importanti famiglie distruggevano l’Isola, il re non aveva alcun potere sui baroni e spesso doveva chiedere aiuto ed ospitalità a quelle poche famiglie rimastegli fedeli. A Palermo i Chiaramonte, a Catania  gli Alagona e a Messina i Palizzi così le famiglie più importanti si spartivano l’isola.
Fu in questo clima che Federico IV morì, lasciando come erede la figlia quattordicenne Maria e come tutore vicario Artale d’Alagona, questi non  gradito da molti baroni  era di fatto impossibilitato a governare. Così Artale fu costretto a proporre alle famiglie più influenti un quadrumvirato di vicari (chiamato Governo dei Quattro Vicari), formato dagli Alagona e da Francesco Ventimiglia conte di Geraci, Manfredi Chiaramonte conte di Modica e Guglielmo Peralta conte di Caltabellotta.
La sicilia venne cosi divisa in quattro viceregni.
Maria sarà quindi condotta a Barcellona alla corte aragonese dove, nel 1392, fra le proteste dei baroni e del Papa Urbano VI, sposerà Martino d'Aragona detto il Giovane, figlio di Martino l'Umano e nipote del re.
Successivamente Martino verrà incoronato nella Cattedrale di Palermo.
Martino liquidava con cinismo la morte della Regina Maria, cercando immediatamente una degna sostituta.
La scelta cadde su Bianca, la bella figlia di Carlo III di Navarra.
Bianca di Navarra e Motta S. Anastasia sono legate indissolubilmente dalle controverse  vicende politiche e sentimentali che videro contrapporsi le più alte cariche di allora, lei,  la Vicaria del Re e il Gran Giustiziere del Regno Bernardo Cabrera. Quelle vicende, di cui i libri di storia spesso sono poveri,  giungono a noi sotto svariate forme, tanti tra di voi ricorderanno questa popolare filastrocca

 

Spinguli e spingula marittina,
na paletta e na riggina,
na riggina e na spagnola,
tirituppiti e nesci fora.
Fora è quaranta
tuttu lu munnu canta:
canta lu 'addu,
affacciatu a la finestra,,
cu' tri palummi ntesta,
addu e gaddina,
Palermu e Missina.


Figlia di Carlo III di Navarra ed Eleonora di Castiglia; della sua infanzia si conosce ben poco, si sa che la madre abbia avuto in lei enormi influssi. Bianca si sviluppa in modo sorprendente divenendo ben presto un mito nelle terre spagnole, tale da suscitare l’interesse del vedovo Martino I il giovane sia per il fascino della fanciulla, che per l'unione con la Navarra.
 Il matrimonio, come era di norma allora, avvenne per procura nel castello Ursino, il 21 maggio 1402, Sfolgorante e particolare fu l’elenco delle gioie che furono offerti in pegno: collari, fermagli, perle, diamanti, rubini, una magnitudine di monili d’oro tutti per lo più riposti in astucci di cuoio legati da cordicelle con impresso i sigilli e gli emblemi reali: il Levriere bianco che con l’aquila e la foglia di castagno erano accompagnati dal motto “Buena Fe”.
L’atto Matrimoniale fu firmato da Martino il giovane e dai procuratori della regina Leonel de Navarra, Ramon de Bages e Diego de Vaquedano.  A presenziare tutto vi era Martino Padre preoccupato, affinché almeno due persone di fiducia fossero al seguito della Regina. Furono scelti Costanza des Fonollaz come dama di compagnia e attenta consigliera successivamente affiancata da Luisa Ferrandez e Pere Torrelles medico personale che aveva il compito di garantirne una gravidanza possibilmente esente da rischi.
Nel novembre 1403 Bianca Regina di Navarra, Regina di Sicilia, contessa di Nemours, duchessa di Atene e Neopatria arrivò in Sicilia, innamorandosene a prima vista, accompagnata dalla ricca dote. Era con lei Bernardo Cabrera, esperto stratega catalano che, negli anni precedenti era stato di grande aiuto al re Martino, procurandosi il titolo di Gran Giustiziere.
Il 26 novembre 1403 nella cattedrale di Palermo ci fu l’incontro tra i due nella solennità del matrimonio e l’incoronazione cui seguirono grandi festeggiamenti in tutta l’isola e durante i quali vennero nominati  cavalieri giovani siciliani e spagnoli, tra i quali si ricordano; Diego De Castelles, Sancho Ruiz e Pere Maresme
 il 17  Luglio 1404 viene in possesso della Camera Reginale.
Martino I d'Aragona il Giovane, fu una figura controversa, le cronache del tempo dicono fosse di bell'aspetto, incallito donnaiolo ma duro e spietato governatore. Martino I ed il padre sbarcarono in Sicilia nel 1392 con un esercito guidato da Bernardo Cabrera.
 I baroni siciliani si sottomisero quasi tutti, tranne Andrea Chiaramonte e Artale Alagona.
Nel periodo successivo al matrimonio con Bianca venne armata una spedizione in Sardegna che impegnò tutta la dote della regina.
La presenza di Bianca non piacque affatto ai baroni siciliani, che, naturalmente, avversavano qualunque potere forte, infatti approfittando dell’assenza di Martino,  alcuni baroni messinesi tentarono di ribellarsi all'autorità reale, ma Bianca che aveva le doti di un buon regnante, sedate in breve le rivolte, concesse il suo perdono in cambio della promessa di sottomissione futura.
Nel 1409 durante la seconda spedizione in Sardegna Martino muore.
Bianca diviene Vicaria del regno di Sicilia per nomina del suocero e per testamento del marito,
Nel 1410, morì anche il suocero, Martino II d'Aragona, e si riaccesero le avidità mai sopite delle famiglie siciliane e catalane.
Due sovrani erano morti in meno di un anno, lasciando un vuoto di potere pericoloso e destabilizzante, tanto in Sicilia quanto in Spagna. In Sicilia, allora quel Cabrera che aveva accompagnato Bianca nel suo viaggio nuziale, decise di contrastarla per toglierle il dominio dell'isola. Cabrera, che si serviva di truppe mercenarie che ben volentieri saccheggiavano la prospera terra di Sicilia, pensò di risolvere la situazione chiedendo, senza alcun pudore, in moglie Bianca che, naturalmente, lo respinse. Questo rifiuto accese ancor di più la rivalità tra i due.
La contesa sembrò giunta al termine quando Bianca stava per essere catturata all'interno del Palazzo Steri di Palermo dove sarebbe stato facile per il Cabrera costringerla alle nozze. Il Cabrera attaccò la città di Palermo e piombò a Palazzo Steri, convinto di trovarvi la sua amata. Ma di Bianca trovò solo il profumo nelle lenzuola che l'avevano accolta per la notte, poiché la donna era fuggita, ancora una volta, per mare. 
La Sicilia visse tragicamente gli anni di interregno. Nobili Siciliani e nobili catalani si abbandonarono alle rivalità, ai dissidi, ai rancori, perdendo di vista l'esigenza di costituire un centro propulsore, che desse vita ad un regno.
La nobiltà isolana era divisa in due fazioni. Una fazione faceva capo a Bianca coadiuvata nell'attività di governo da Sancio Ruiz de Lihori, dai baroni di Sinagra, di Ficarra, di Castania e di S. Pietro, da Angelo ed Anastasio di Taranto, e da Berengario di Rolis.
L'altra fazione era capeggiata dal gran giustiziere Bernardo Cabrera, affiancato dalla maggior parte della nobiltà catalana, il quale rivendicava il diritto di reggenza che gli derivava dalla carica ricoperta, che era la più alta del regno e lo investiva di poteri eccezionali in assenza del re.
Il Conte si accanì sempre più contro i baroni che non gli consentivano di realizzare il suo ormai patetico sogno d'amore. Bianca, esasperata, lo respinse sino ad Alcamo, dove Cabrera riuscì a salvarsi riparando nel Castello.
Molte storie ancora si raccontano sul pazzo amore del vecchio Cabrera per la giovane e bella regina Bianca.            Ah! …..Come la storia a volte, soggiace alle passioni!!!
Pare che  la regina esausta si rivolse al suo fedele ammiraglio Sancio Ruiz de LiHori, il quale catturò il focoso Giustiziere,e lo fece rinchiudere nel castello di Motta
È’ qui che al danno della prigionia si unì la beffa che ordì contro di lui una giovane donna di Motta.
Jana, fedele e astuta damigella di corte della regina Bianca, D’accordo con l’ammiraglio Sancio,  ottenuto il permesso dalla regina si travestì da paggio e si fece assumere al servizio del conte, entrando nelle sue grazie e convincendolo a tentare un’evasione per riprendere i suoi tentativi di sposare la regina Bianca.
Il conte abboccò all’amo; e una notte, fattolo travestire da contadino, la diabolica Jana lo fece calare da una finestra del castello, sostenendolo con una corda; ma ad un certo punto, Jana mollò la corda e il povero conte cadde dentro una grossa rete a bella posta preparata, dove rimase tutta la notte al freddo; e al mattino fu sbeffeggiato dai contadini che lo presero per un ladro e lo derisero.
Jana, riprese le sue vesti femminili che, rivelano la sua identità e lo fece inviare prigioniero al Castello Ursino di Catania dove sbollirono definitivamente i suoi ardori per la regina Bianca.
Bianca, rimase ferma nei suoi principi di rettitudine e lealtà nei confronti di quella terra che l'aveva ospitata con la dolcezza dei suoi paesaggi e del clima. Evitò, così, coraggiosamente e senza il conforto dei baroni siciliani, di chiamare in aiuto il re d'Aragona o il suo stesso padre Carlo  preferendo contare sulle proprie forze e sui pochi amici veri che le restavano vicini, come Sancho Ruiz de Lihori, Antonio Moncada, Enrico Rosso, Riccardo Filangieri, Vitale di valguarnera.


il nuovo re d'Aragona, Ferdinando di Castiglia, inviò in Sicilia alla fine del 1412 un gruppo di abili ambasciatori (Romeo de Corbera, maestro di Montesa, Martino di Torres, dottore in decreti, Ferdinando Velasquez, cancelliere del regno, Lorenzo Redon, Ferdinando Gutierrez de Vega) con il mandato di assicurare un graduale passaggio di poteri e di attirare il consenso dei sudditi sulla legittimità della sua successione nel regno di Sicilia
In realtà i nobili spagnoli si servirono della loro autorità e soprattutto della loro miope arroganza, per togliere a Bianca ogni potere.  Ferdinando la esautorava di ogni potere, lasciandole solo il ruolo di Vicaria. Bianca cercò di far capire al cugino che questo poteva aprire le vie ad altri aspiranti al trono di Sicilia, come  ai regnanti di Napoli, ma le sue rimostranze rimasero inascoltate. E quando decise di sottoporre a processo lo storico nemico Cabrera, pur garantendogli tutta l'assistenza legale di cui ella stessa si era resa fautrice, fu indotta a liberarlo purchè abbandonasse la Sicilia.
Da allora, paradossalmente, scomparso il suo nemico di sempre, venne meno anche il suo ruolo e sopravvivenza stessa della figura di  Vicaria che rappresentava l'autorità centrale.

Bianca, durante la sua reggenza  scrisse e proclamò leggi adeguate che stabilivano i diritti civili e penali, con alcune piccole variazioni da una cittadina all’altra ciò per salvaguardare  il vivere civile e la tutela, nonché il rispetto dei valori umani.
Infine, Bianca, stanca di non ricoprire un vero ruolo e stanca delle continue ingiustizie che dividevano la Sicilia, dopo aver scritto un addio commosso ai siciliani, scelse di tornare in Navarra, dove, ancor giovane, andò a vivere nel Castello di Olit.
Bianca splendeva in quel tempo come astro che illuminava i desideri di  libertà di tutta la Sicilia, suggellando quelli che per secoli erano stati la vita e le aspirazioni di un popolo.
Ma i siciliani di allora, come quelli di oggi, impegnati a risolvere piccole beghe personali, osteggiando per anni Bianca, avevano perso la loro occasione d'indipendenza, frazionandosi e alimentando gli odi e le invidie personali. Bianca ci aveva provato a rendere libera la Sicilia ma non l’hanno seguita: era più facile e più bello essere ricchi e soli.
La Sicilia, da allora, non fu più residenza di Re.

 

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