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L'ALFIERE IL PORTABANDIERA LO SBANDIERATORE

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L'ALFIERE IL PORTABANDIERA LO SBANDIERATORE
Del Maestro di bandiera Giovanni Nardoni da Ascoli Piceno

ffinché quel panno - bandiera - fosse tenuto sempre alto, nel tempo furono necessarie alcune modifiche, sia nella struttura che nei colori, nei simboli, ma soprattutto nella figura del portatore della bandiera stessa:


All'alfiere si richiedevano capacità speciali, oltre che una particolare destrezza nell'uso delle armi, notevoli doti atletiche, acrobatiche, di potenza fisica, d'astuzia, e soprattutto coraggio.
Si elevò quindi da semplice militare cui veniva affidato il compito di portatore di bandiera, a figura carismatica di sempre maggior prestigio. La conseguenza di ciò fu che per quel panno Ubero neliariay a volte si sacrificasse persino la propria vita.
L'Alfiere doveva, in caso di battaglia, superare ostacoli reali come mucchi di corpi lasciati sul campo, terreni particolarmente impervi, fossati, dossi ricchi di vegetazione, doveva essere quindi in grado di esprimere il proprio potenziale atletico ed acrobatico.
L'Espressione massima dell'Alfiere ci viene data dalle figure dei
Lanzichenecchi (dal tedesco landsknechl, "servo del paese*)
che sorsero sull'esempio dei famosi mercenari svizzeri, e che provenivano dalla
Germania meridionale.    



L'origine di sventolare le bandiere è stata agevolata dalla
particolare forma delle bandiere usate dagli stessi mercenari che avevano in genere una forma quadrata o leggermente oblunghe. L'antenna della bandiera era cosi corta che Tasta a mala pena sporgeva dal panno e a mala pena formava la presa,
La truppa veniva chiamata "Drappello". Il portatore di
bandiera era "il portabandiera".   Attraverso i diversi segnali fatti con la bandiera dirigeva il "giocò" dei giostranti che doveva assoldare La testimonianza dell'attività del "portabandiera" e della sua mobilita espressiva, è ampiamente trattata iconograficamente da M. Zasinger (fine i.v sec.), Daniel Hopfer(ca. 1500), Anton Wonsan(i6°sec.)e Jost Aman (1572)
Ciò portò ad un affinamento dell'arie del maneggio
della bandiera, per cui. uomini d'arme, divennero ben presto dei veri e propri giocolieri e i codici rigidi di segnalazione militare divennero ben presto manuali per iV gioco della bandiera
Lo stretto collegamento fra gioco e bandiera è testimoniato anche dalle incisioni
del maestro Albrecht Durer che già nel 1502 mostra una posizione standard della
gamba dello sventolatore di bandiera.    



Lo .stesso vale per le esposizioni "Fähnrich*4 di Hendrik GoUzius, Christian Schweitzer, Heinrich Aldegrever ma soprattutto il libro degli stemmi di J. Kobel


in tutte queste edizioni troviamo un interessante riferimento alla posizione della gamba portata in avanti dal portabandiera, e quello scritto da Johann Renner e Sebastian Heussler stampato a Norimberga nel 1615, i quali affermavano, nella dedica del 16 agosto fatta al Barone Heinrich Willhelm von Starhemberg,

Anche in Italia si diede un notevole impulso alla diffusione di
questa attività, possiamo citare il manuale scritto da Francesco Ferdinando Alfieri, Maestro d'armi dell'Accademia Delia, fondata nel 1609 col favore del Capitano Pietro Duodo a Padova, il quale diede alle stampe nel 1638 un libro intitolato "la Bandiera"e dedicato a Vidman, Barone di S. Patemiani e Sumereg nel quale illustrava con una serie di raffigurazioni e didascalie la mirabile "Arte del maneggio della bandiera".



Grande sviluppo agli esercizi ludica-militari che si
effettuavano con la bandiera fu dato dai vari manuali editi dalla fine del cinquecento a tutto il settecento, fra i tanti dati alle stampe vale la pena di ricordare di Heinrich Aldegrave "Deutliche beschreibung unterschiedener Fahncnlectionen"
ed infine a Jena nel 1741 Johann Weinrich
trattava "De vexillis et vexilHferis*\
Le 84 lezioni di bandiera "Vierundachtzig fahnenlcctionsndi Joann Georg Pascha (Halle 1661) maggiordomo imperiale di Magdeburgo, sono suddivise in 'quattro giochi"
11 primo gioco contiene 20 lezioni - Cavade o passi Il secondo gioco comprende 19 lezioni dove Pasta della   bandiera viene tenuta orizzontale

In questa realtà entrò anche Vagone a specializzare
sempre più l'Alfiere; e quella che era una situazione di violenza fisica nel campo di battaglia si trasformò sempre più in una violenza solamente espressiva, che faceva nascere all'interno delle Accademie di esercizi cavallereschi*

un'infinita .serie di tornei di picea c dì bandiera come ad esempio quelli svoltisi nell'Accademia di Parma nel 1784» come riferisce Jacopo Gelli in "I giuochi di bandiera nel seicento":
fra don Giambattista lYenta e il Conte Lodovico Marazzani
Visconti;
fra it conte Mugiasca, comasco* e it conte Dttchit bresciano, mentre, nel maneggio di una o più bandiere, t migliori erano it Conte Borini e don Camillo Serina"che conquistarono la palma
L'arte dell'Alfiere non era facile allora, come continua il Gelli, perché richiedeva destrezza, forza e leggiadrìa, qualità accoppiatead un fisico piacente, propoì-zionato e armonicammte sviluppato..Ànsomma: per essere alfiere nel seicento si doveva essere uomini bellissimi! Va da sé, che il modo di pi*e$mtarsi con la bandiera o insegna dovesse avere una parte non secondaria nell'insegnamento
del giuoco. Quindi il movimento dell'Alfiere doveva essere libero, sciolto, ma composto, grave "ma però militare"
Tutto questo patrimonio espressivo, viene ereditato oggi dalla moderna figura dello sbandieratore che diventa il depositario protagonista più atteso negli eventi spettacolari prodotti dalle innumerevoli rieixKaziom storiche, nate con lo specifico intento di recuperare in termini etici ed estetici la memoria storica di specifici territori.

Last Updated (Tuesday, 04 October 2011 12:58)

 
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