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Home Motta Sant'Anastasia JANA DI MOTTA

Sin dall’inizio del XVI Secolo tra i giovani mottesi si era evidenziata la volontà di distinguersi in consorterie contadine e maestranze con un progressivo popolamento del borgo, premessa naturale per la formazione del Comune, che avvenne nel 1820.
Nascevano in questo periodo due fazioni: i CAMPAGNOLI e i MAESTRI, veri partiti della vita amministrativa del paese. Attorno al 1880, si formò successivamente un terzo partito, denominato PANZERA, appendice dei CAMPAGNOLI nella vita amministrativa paesana ma partito a sè per la Festa di Santa Anastasia.
I Maestri tenevano la Piazza, i Campagnoli la zona della Matrice e i Panzera la zona Sud del paese.  Solo dopo il 1968, per le mutate esigenze demografiche e urbanistiche del paese,  si sentì il bisogno di ridefinire il tessuto sociale e culturale di Motta e si formarono tre RIONI: Maestri, Vecchia Matrice e Panzera.

Leggi anche "Il Rione Vecchia Matrice"

 


JANA DI MOTTA

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UNA LEGGENDA DI MOTTA SANT’ANASTASIA
JANA DI MOTTA

Nel 1409 la vedova Bianca di Navarra divenne Vicaria del regno,e l’anziano conte di Mòdica,Bernardo Cabrera,avrebbe voluto prenderla in sposa,per aumentare il suo potere,dato che era già Gran Giustiziere del Regno.La regina Bianca,però,non voleva sentirne; e allora il conte la inseguì per tutto il regno;

la regina esausta si rivolse al suo fedele ammiraglio Sancio Ruiz de Livori,che catturò il focoso Giustiziere,e lo fece rinchiudere mel castello di Motta;dove al danno della prigionia si unì la beffa che ai suoi danni ordì una giovane donna di Motta Jana,che era una fedele e astuta damigella di corte della regina Bianca. D’accordo con l’ammiraglio Sancio,e ottenuto il permesso dalla regine,Jana si travestì da paggio,e si fece assumere al servizio del conte,entrando nelle sue grazie,e convincendolo a tentare un’evasione per riprendere i suoi tentativi di sposare la regina Bianca.Il conte abboccò all’amo;e una notte,fattolo travestire da contadino,la diabolica Jana lo fece calare da una finestra del castello,sostenendolo con una corda;ma ad un certo punto,Jana mollò la corda,e il povero conte cadde dentro una grossa rete,a bella posta preparata,dove rimase tutta la notte al freddo;e al mattino fu beffato dai contadini,che lo presero per un ladro,e lo derisero. Jana,riprese le sue vesti femminili,e rivelatasi chi era,lo fece inviare prigioniero al Castello Ursino di Catania,dove sbollirono definitivamente i suoi ardori per la regina Bianca.

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