4 regni un Vessillo Calata della Quartina 2011
Nell’anno 2011 in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e del 40° anniversario della nascita del gruppo sbandieratori di Casa Normanna, la sfilata storica della quartina ha assunto un aspetto particolare. Non è stata, come nel passato, il racconto di una vicenda, di un personaggio, di intrecci più o meno storici legati in qualche maniera al nostro territorio. Abbiamo preferito, invece, volgere lo sguardo ad uno dei temi dominanti che distinguono il senso di appartenenza alla nostra terra:
L’attaccamento ai miti, alle gesta e soprattutto ai simboli.
Da qui abbiamo iniziamo un tuffo nel passato per ripercorrere, attraverso quadri figurativi, tutto il periodo medievale in cui è stato possibile forgiare insieme le caratteristiche salienti delle diverse dominazioni. Tutti questi caratteri noi li troviamo simbolicamente raggruppati nell’unico emblema istituzionale che più d’ogni altro li definisce, Il Gonfalone della Regione Siciliana, che racchiude in sé quanto di più i simboli possano rappresentare.
Ciò che abbiamo inteso, quindi, celebrare è “il Sicilianismo” come senso civico, l’amore verso la nostra terra come rispetto di se stessi nel rapporto con gli altri, i simboli di quattro modi di essere totalmente diversi che qui hanno trovato terra fertile e, fondendosi sotto un unico simbolo, hanno tracciato l’identità della nostra isola come bussola per trovare i segni di un cammino comune, una storia ancora tutta da scrivere, quella di NOI SICILIANI.
GLI ARABI
CORREVA L’ANNO 1053...
...gran parte dell'isola cadeva sotto il dominio del potente emiro IBN-THIMNA.
IBN-THIMNA, desideroso d'ingrandire i suoi possedimenti, mosse guerra al kaid di Catania IBN-MEKLÀTI e lo uccise in battaglia.
Poi, per rafforzare la sua posizione in Sicilia sposò Meimuna, sorella di IBN-HAUÁSCI e vedova dello stesso IBN-MEKLÀTI.
Ma il disaccordo tra i coniugi inasprì presto l’odio che da tempo correva tra le due fazioni, conducendo all'inevitabile guerra.
Lo scontro decisivo ebbe luogo a Castrogiovanni (l'attuale Enna) dove le truppe di Ibn-Hauàsci affrontarono l'esercito di IBN-THIMNA. Quest'ultimo ebbe la peggio; fu inseguito dal suo avversario fin sotto le mura di Catania, e costretto a cedere gran parte dei suoi domini.
Fu proprio quell'evento, quello scontro, a segnare le sorti della dominazione araba in Sicilia. Fu la vittoria di IBN-HAUÁSCI a decretarne la fine. IBN-THIMNA infatti, accecato dalla sconfitta e desideroso di vendetta, decise di chiedere aiuto ai suoi stessi nemici, gli infedeli cristiani. Ed iniziò una lunga ed estenuante guerra, alla fine della quale, il volto della Sicilia uscì profondamente mutato.
Gli "infedeli" a cui Ibn-Thimna aveva chiesto soccorso erano ROBERTO il GUISCARDO e RUGGERO d'Altavilla, i due grandi condottieri Normanni; i futuri signori dell'isola.
I NORMANNI
Scende La Quartina degli Altavilla
CORREVA L’ANNO 1091….
...si concludeva l'opera di conquista della Sicilia da parte dei normanni. Una conquista iniziata trent'anni prima, nel 1061, con lo sbarco nel porto di Messina di Ruggero d'Altavilla, detto il Granconte.
Ruggero era un uomo ben fatto, di bell'aspetto, di facile parola, di grande coraggio, ambizioso, orgoglioso, d'animo turbolento, ma allo stesso tempo aperto e liberale.
Quello Normanno divenne presto il più vasto regno di un'Italia divisa e frammentata, tanto grande da coprire l'intero meridione.
Un regno forte e ben organizzato, florido dal punto di vista economico e culturale, in cui le città prosperavano in un clima fecondo e favorevole e le loro strade erano percorse da uomini d'ogni razza, stirpe e religione.
Era una società multietnica, aperta e liberale, in cui più realtà erano in grado di coesistere liberamente.
Fu quella una grande lezione di civiltà e tolleranza, una prova di buona amministrazione che difficilmente trova confronto nella storia.
Furono i primi vagiti dello Stato "moderno".
Il dominio normanno nell'Italia meridionale, a cavallo tra l'XI e il XII secolo, soprattutto in Sicilia, si pascerà di questa atmosfera e fra vinti e vincitori fiorirà un positivo rapporto di stima e collaborazione probabilmente mai più ritrovato.
Per la Sicilia fu davvero un secolo d'oro.
ADELASIA DEL VASTO
CORREVA L’ANNO 1089...
...il conte Ruggero, rimasto vedovo per la seconda volta, sposava in terze nozze Adelasia del Vasto.
Adelasia, donna intelligente, energica e ricca di fascino, alla morte di Ruggero, nel 1101, si ritrovò a capo dello stato più ricco e potente del meridione.
Adelasia aveva appreso dal marito non solo le arti del governare e della diplomazia, ma anche quella della mediazione, e fu per questo in grado di perseguire la politica messa in atto da Ruggero.
Latini, franchi, greci, arabi non dovevano sentirsi stranieri o percepire prevaricazioni dall’una o dall’altra etnia, dovevano bensì sentirsi popoli di una stessa patria; questo era il grande progetto di Ruggero, che Adelasia seppe portare avanti egregiamente.
Adelasia assolse questo compito con grinta, coraggio e dedizione fino al 1112, quando cedette il Regno al figlio Ruggero, in quell'anno giunto al suo diciassettesimo anno d'età.
RUGGERO II
CORREVA L’ANNO 1130
...la notte di Natale Ruggero II cingeva la corona di quello che era chiamato il "Regno nel Sole". Fu tale la magnificenza della cerimonia che, un cronista del tempo, fu spinto a scrivere che "tutte le ricchezze e le magnificenze del mondo si erano in quel giorno riunite a Palermo".
Il regno siciliano era caratterizzato da un apparato burocratico e amministrativo assai complesso, retaggio delle vecchie dominazioni araba e bizantina: il re era assistito da sei ufficiali, tra i quali spiccavano le figure dell’ammiraglio Giorgio D’Antiochia, del capo delle forze armate, del protonotario, del capo della cancelleria e dei magistrati di provincia.
Alla corte di Ruggero sopravvivevano numerosi elementi di cultura araba. Egli accolse a palazzo molti dotti e letterati di cultura musulmana. Tra questi, ricordiamo il geografo al-Idrisi che, per incarico del sovrano, scrisse un breve libello intitolato Il sollazzo, più noto come Kitab-Rugiar, ossia Il libro di Ruggero, che costituisce una delle più importanti opere di geografia di tutto il medioevo.
Nella reggia, si potevano incontrare ad ogni passo un prelato, un feudatario cristiano o un Khàid islamico. E il re Ruggero, in funzione di legato apostolico, assisteva ligio alle sacre funzioni, avvolto da una ricca trapunta dalmatica ricamata a cifre cufiche in oro e raffigurante la data dell'Egira musulmana.
Il grande re morì il 24 febbraio del 1154, dopo 24 anni di reggenza e dopo aver ampliato i confini del regno, annettendo buona parte delle terre che si affacciano sul Mediterraneo.
Sei mesi dopo la sua morte nacque la figlia Costanza d'Altavilla, la futura madre del nuovo Re di Sicilia.
GLI SVEVI
COSTANZA D’ALTAVILLA
Scende la Quartina degli Svevi
CORREVA L’ANNO 1191...
...Enrico VI, imperatore di Germania e marito di Costanza d'Altavilla faceva il suo ingresso in Sicilia, per rivendicare la corona del Regno. Sull'isola incontrò la resistenza del conte Tancredi, che aveva occupato illegalmente il trono. Dopo quattro anni di assedi e battaglie Enrico VI fu nominato Re di Sicilia.
Il regno di Enrico durò appena tre anni. Furono anni difficili e travagliati condizionati dalle forti spinte anarchiche delle nobiltà locali, che minacciavano la stabilità del potere.
Alla sua morte, nel 1197, gli succedette la moglie Costanza.
Costanza morì nel 1198 e con lei scomparve l’ultima grande discendente della dinastia normanna degli Altavilla, che per lunghi e prosperosi anni aveva dominato sull'isola.
Quattro anni prima di morire però, nel 1194, nella pubblica piazza di Jesi, sotto una tenda, Costanza d'Altavilla, ormai quarantenne, aveva dato alla luce l'erede al trono, il bambino che da lì a qualche anno avrebbe sbalordito il mondo, l'ultimo "Grande Imperatore", Federico II di Svevia, lo STUPOR MUNDI.
FEDERICO II
CORREVA L'ANNO 1198...
... Federico veniva battezzato a Foligno con i nomi dei nonni, Federico Barbarossa e Ruggero II, dal tutore Innocenzo III.
Il bambino ebbe illustri precettori; fra questi, Gualtiero di Palearia che lo seguì sin dalla tenera età.
Ben presto Federico rivelò le peculiari caratteristiche delle due discendenze; la durezza e l’alterigia tipiche dei tedeschi e lo spirito audace ed avventuroso dei normanni. Dall’ambiente in cui crebbe acquisì l’intraprendenza italiana, la scaltrezza greca e la sensualità delle donne arabe, coltivando la tolleranza e la pacifica convivenza tra cristiani cattolici ed ortodossi, ebrei e musulmani.
Federico II fu un monarca innovativo, un fine intellettuale, un condottiero valoroso, un curioso scienziato, un esperto cacciatore e falconiere, un letterato e poliglotta. Una figura controversa ed affascinante. Affascinante al punto da guadagnarsi presso i contemporanei l'appellativo di stupor mundi: "meraviglia del mondo".
Durante il suo regno istituì l’Università di Napoli. Il "Diploma di fondazione" fu redatto da Pier delle Vigne, uno dei più stretti collaboratori dell'imperatore.
Federico II scrisse un trattato sul tema del volo e della caccia agli uccelli, intitolato De arte vernandi cum avibus, redatta con esattezza e scrupolosa precisione.
Tra le figure illustri della corte di Federico spiccavano l’astrologo Guido Monatti, il matematico Leonardo Fibonacci e il filosofo Michele Scoto, che favorì la fioritura della nuova cultura scientifica.
Con le accademie scientifiche coesistevano anche, harem di lusso smodato, pieni di donne cristiane e saracene, servi di varia origine, eunuchi, danzatrici e giocolieri.
Federico II si spense, nel 1250. Le sue spoglie saranno portate a Palermo dove riposa in un sarcofago di porfido, accanto a alla prima moglie, ai suoi genitori e a Ruggero II.
CARLO I D’ANGIO’
CORREVA L’ANNO 1265...
...Carlo D’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, sotto richiesta di Papa Urbano IV, spaventato dalla diffusione in Italia dell'influenza ghibellina, si insediava nel regno di Sicilia e di Napoli,
Ricevuta l’investitura dal Papa, Carlo D’Angiò, con un grosso esercito invase l'Italia, devastando e saccheggiando le regioni attraverso le quali passava, senza risparmiare neanche i beni ecclesiastici. Questa noncuranza destò l’indignazione del Papa al punto che si rifiutò di incoronarlo personalmente.
L'incoronazione a re di Sicilia tuttavia avvenne, seppur officiata da cardinali, a Roma, nel gennaio del 1266.
Degli Svevi, restava ormai solo Corradino, al quale, nonostante la tenera età, facevano riferimento i potenti siciliani. Questi ultimi, avversi a Carlo d’Angiò, che sin dall'inizio si era manifestato un sovrano avido, odioso e crudele, si recano in Germania per offrire il loro appoggio a Corradino e alle sue armate sveve contro Carlo.
Corradino, fu comunque sconfitto dalle truppe di Carlo I d’Angiò e condannato a morte.
Con atteggiamento austero e dignitoso, che salì sul patibolo, in piazza del mercato a Napoli per essere decapitato. Il suo supplizio destò grande impressione e sentimento di pietà nella popolazione.
I SICILIANI – I VESPRI
Scende la Quartina dei Siciliani
CORREVA L’ANNO 1282...
...il regno di Carlo d'Angiò era durissimo per i Siciliani.
Nella primavera di quell'anno i soprusi di Carlo I trovarono la giusta ricompensa. La Pasqua del 1282, fu amarissima per quegli stranieri che i siciliani odiavano più d'ogni altra cosa. Quella pasqua fu il giorno di riscatto di un intero popolo, fu il giorno della rivolta e dell'orgoglio, il giorno del VESPRO SICILIANO.
Il martedì dopo Pasqua, il 31 marzo, si celebrò nella chiesa di Santo Spirito un'altra festa religiosa. Quel giorno affluivano, proprio nelle ore del vespro, gli abitanti di Palermo. Ma ecco fare la loro indesiderata apparizione gruppi di soldati Francesi.
Ad un tratto giunse una giovane maritata e di rara bellezza, accompagnata dal consorte e seguita dai parenti, avviarsi al tempio. A quel punto un francese di nome DROUET, avvicinatosi, le frugò il petto.
Un grido di collera si levò allora dalle labbra del marito offeso: "Ah! Muoiano! Muoiano questi Francesi!" e subito, dalla ressa, che incominciava a farsi intorno, avanzò un giovane siciliano che, impadronitosi della spada del Drouet, con la sua stessa arma lo trafisse. A quella vista, l'ira compressa nei petti scoppiò, l'odio da molto tempo maturato e tenuto nascosto, esplose violento.
In breve, attorno alla chiesa s'ingaggiò una mischia furibonda. Un solo grido si alzò "muoiano i francesi" ed in breve iniziò a macchiarsi di sangue il verde dei prati.
L'Angioino, convinto di dover affrontare "gente miserevole", una marmaglia che altro non era se non una "vile accozzaglia", si accorse ben presto di avere a che fare con un popolo audace, che si batteva con eroismo e per nulla titubante nel difendere le proprie città. Ogni assalto francese s’infranse di fronte alla tenacia e al desiderio di libertà dei Siciliani, ogni carica veniva sventata. Ben presto Carlo d'Angiò fu costretto ad abbandonare la Sicilia.
GLI ARAGONA - FEDERICO III
CORREVA L’ANNO 1296...
...Federico III, succeduto a Pietro D’Aragona, veniva incoronato Re il 25 marzo, per il giorno di Pasqua, nel duomo di Palermo. La città era in festa, gremita di gente venuta ad assistere alla cerimonia da ogni parte dell'isola. Per il tripudio furono sparse di mirto le vie, adornati di drappi di seta e d'oro le case, i templi e i portici: in quell'occasione il nuovo Re confermò Ruggero di Lauria grande ammiraglio e nominò gran cancelliere CORRADO LANCIA e capitani dell'esercito BLASCO ALAGONA, frate ARNALDO DE PONCIO e GUGLIELMO di CARTIGLIANO.
MARTINO I E LA REGINA MARIA
Scende la Quartina degli Aragona
CORREVA l’ANNO 1302...
...Il 29 agosto, veniva firmata la "PACE DI CALTABELLOTTA". Federico III conservava, con il titolo di re di Trinacria, il regno di Sicilia, che passò così sotto la dominazione degli aragonesi fino al 1336 quando, con Federico IV, i baroni siciliani si impadronirono delle terre demaniali e, dopo essersi schierati in fazioni avverse tra loro, crearono uno stato di anarchia incontrollabile.
Nel 1372 Federico IV morì, lasciando come erede la figlia quattordicenne Maria e come tutore vicario Artale d’Alagona.
Artale costituì un Vicariato regio collegiale, a cui prese parte lui stesso in qualità di vicario della regina, insieme a Manfredi Chiaramonte, conte di Modica, Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta e Francesco Ventimiglia, conte di Geraci.
Maria, per intervento diretto di re Pietro IV d’Aragona andò in sposa a Martino il giovane, cedendo a quest'ultimo il titolo di re di Sicilia.
Ma anche la regina Maria, ben presto morì, senza lasciare eredi.
Martino sposò allora Bianca di Navarra, ma presto morì in sardegna.
Dal momento che quest'ultimo non aveva eredi il regno di Sicilia passò nelle mani di suo padre Martino il vecchio, re d’Aragona.
BIANCA DI NAVARRA
CORREVA L’ANNO 1410...
...con la scomparsa di Martino II d'Aragona, si riaccesero le avidità mai sopite delle famiglie siciliane e catalane, tra di esse spiccava la figura di Bernardo Cabrera.
Bernardo pensò di risolvere la situazione chiedendo in moglie, senza alcun pudore, Bianca di Navarra che però, lo respinse. Il rifiuto accese ancor di più la rivalità tra i due.
La regina, esausta per le continue profferte di Bernardo, chiese soccorso al suo fedele ammiraglio Sancio Ruiz de LiHori, il quale, dopo aver fatto catturare il focoso Giustiziere, lo fece rinchiudere proprio nel castello di Motta.
Nel 1415 però la Regina Bianca, stanca di non ricoprire un vero ruolo e stanca delle continue ingiustizie che dividevano la Sicilia, dopo aver scritto ai siciliani un commosso addio, partì per tornare in Navarra, dove, ancor giovane, prese dimora nel Castello di Olit.
Fu così che i siciliani di allora, come quelli di oggi, più impegnati a risolvere piccole beghe personali che all'interesse comune, persero la loro occasione d'indipendenza, osteggiando Bianca per anni.
Quella caparbia regina che aveva, per tanto tempo, provato a rendere libera la Sicilia, non riuscì mai a trovare un seguito tra i siciliani.
Da allora, la Sicilia, non fu più residenza di Re.
È con Bianca di Navarra che si chiudono questi quattrocento anni di storia, quattrocento anni che, con le loro alterne e travagliate vicende, hanno temprato per sempre il carattere dei siciliani.
Adesso sulle note dell’inno ufficiale della regione sicilia composto dal maestro Vincenzo Spampinato scende in piazza
IL GONFALONE DELLA REGIONE SICILIA
Gli onori a questi grandi quattro regni verranno in seguito tributati ufficialmente dall’Assemblea Nazionale nel 28 luglio 1990, anno in cui la Sicilia, prima regione ad ottenere uno statuto di speciale autonomia, si dotò di stemma e gonfalone ufficiali. La bandiera predisposta nel 1995 mostrava al centro uno stemma inquartato con le armi normanna e sveva della Sicilia, la triquetra e l'arma aragonese.
Tale bandiera fu poi definitivamente sostituita nel 2000 dalla più fortunata versione della triquetra, quella con la testa della Medusa, tre gambe rotanti e spighe di grano, l'antichissimo simbolo siculo risalente al IV secolo a.C. che appariva sulle monete delle città liberate dai tiranni; l'attuale bandiera della Sicilia.
40° ANNIVERSARIO
È giunto adesso il momento di raccontarvi un’altra storia, una storia di più breve durata e di più corta memoria, una storia che proprio oggi compie 40 anni.
Era il 23 Agosto del 1971. Quel giorno si realizzò un cambiamento epocale un passo enorme della cui portata forse allora si era inconsapevoli. Tanti giovani, tanto entusiasmo, a Motta c'erano GLI SBANDIERATORI, e dai quei primi anni ‘70 la Festa della Patrona improvvisamente cambiò aspetto.
Da li in avanti per quarant’anni un susseguirsi di cambiamenti, rivoluzioni, un carosello di tanti giovani mottesi che ormai possiedono nel loro DNA la cultura della bandiera.
Nei successivi anni ’80, il gruppo si perfeziona, e dopo il fisiologico cambio generazionale si aprono i confini d’Italia con prestigiose partecipazioni ad importanti festival internazionali, arrivano i primi riconoscimenti e dopo alcuni premi “Etna che lavora” il gruppo viene insignito, nel 1985 con il “Polifemo D’argento”. Quel decennio si conclude con l’ingresso del gruppo alla federazione Italiana sbandieratori.
Gli anni ‘90 rappresentano uno spartiacque per il gruppo sbandieratori. È proprio in questo periodo che vede luce la nascita di una nuova linfa vitale all’interno della vita rionale. È il gruppo sbandieratori under 15 che stravince la categoria presentandosi ai Campionati Nazionali Under 15 di Cava de’ Tirreni del 1991,
Bisogna aspettare il 1998 per ottenere il più ambito riconoscimento: vincere la Combinata ai IX Campionati Giovanili, tenutisi a Salsomaggiore
Nel corso degli anni 2000 quei piccoli ormai giunti alla maturità cementificano il gruppo formandone l’ossatura attuale, identificandosi con l’appellativo di DRAGONI GIALLOVERDI, dopo qualche assenza ai campionati ricomincia la scalata coronando, infine, il sogno di tanti giovani proprio lo scorso mese di luglio. Con il secondo posto assoluto alla tenzone argentea disputata a Rubiera i nostri dragoni entrano tra i migliori 20 gruppi della Federazione italiana Sbandieratori guadagnandosi già da quest’anno, con la coppia, la partecipazione ai campionati di A1 del prossimo settembre a BRA
SIGNORI ora l’ultimo atto che Conclude la nostra Calata delle quartine.
LA QUARTINA
CORRE L’ANNO 2011...
gli sbandieratori di Casa normanna, oggi come quarantanni fa, accompagnano la Quartina del Rione Vecchia Matrice in piazza.
W il rione vecchia matrice
W Sant’Anastasia







