Associazione Casa Normanna

Per le vie del borgo

del Rione Vecchia Matrice

La parte più interessante dell’antica Motta Santa Anastasia, escludendo la torre e la chiesa, è costituita dalle case del borgo per il loro valore ambientale e dai resti più o meno monumentali delle mura di fortificazione che, sia pure ampliamente rimaneggiati in alcune zone, si conservano perfettamente in alcuni tratti e costituiscono una Inconfutabile dimostrazione della reale estensione dell’antica residenza e della originaria ubicazione a cui si è sovrapposto l’attuale centro abitato.
Pochi di noi forse le conoscono, e molti, quasi infastiditi, guardano a queste muraglie come a qualcosa di fatiscente e che si potrebbero anche distruggere o occultare o quanto meno abbellire a piacimento. Alcuni hanno pensato a demolirle per ricavare con la loro cubatura dei vani, non pensando, che così facendo essi hanno distrutto una delle più importanti memorie dell’antica Santa Anastasia e con essa una parte di noi. Queste mura, da quando esiste un nucleo urbano chiamato Santa Anastasia lo hanno caratterizzato in maniera così determinante da consentire ad Idrisi nel suo “Nuzhat al-mushatàq fi ikhtiràq al-afàq” – ossia – “Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni attraverso il mondo” del 1154 di descrivere “Santa Anastasia, situata a dieci miglia dal mare”, come esistente all’epoca di re Ruggero II.

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Il Rione

Il Rione

Il Rione Vecchia Matrice, comunemente denominato Campagnoli, affonda le sue origini a metà del secolo XVIII, quando ancora s’identificava come congregazione di Santa Anastasia. Il nome Rione è stato assunto in tempi relativamente recenti, negli anni settanta, e sostituisce la vecchia denominazione di Partito che, dalla congregazione iniziale, aveva ereditato sia la connotazione territoriale sia la consuetudine di rappresentare anche mestieri e condizioni sociali.

È proprio intorno alla metà dell’Ottocento che tra i giovani di Motta si era evidenziata la volontà di distinguersi in consorterie contadine e maestranze per partecipare attivamente alla vita politica di allora, difendendo gli interessi di quelle classi sociali, di contadini e artigiani, che attraverso tali organizzazioni esprimevano i propri rappresentanti nella vita amministrativa del paese.

La roccaforte di Motta Sant’Anastasia è fra le prime opere di fortificazione realizzate in Sicilia dai Normanni. Anche se essa nella sua impostazione,in parte, sfrutta un precedente recinto bizantino la sovrapposizione delle nuove strutture rientra in un sistema difensivo collaudato dalla lunga esperienza effettuata nel territorio italiano durante le prime conquiste normarnne e che ha la sua origine nei manufatti esistenti nella Francia settentrionale.Ma mentre quelle opere raramente venivano costruite sulle alture e viceversa sfruttavano, come elemento di difesa statica dei corsi d’aqua, a volte appositamente deviati e/o corretti, questo di Sant’Anastasia invece sfruttava, come elemento di difesa, la posizione orografica dello sperone roccioso e le studiate possibllità di accesso.

La strada per giungere alla porta costeggiava la cinta muraria a distanza di gettata degli arcieri costringendo gli assalitori ad offrire il fianco destro che, per essere di solito quello armato, era indifeso. Prima di arrivare alla porta la strada ritornava su se stessa, si inerpicava rapidamente, e si incuneava fra due bastioni, qui la curva repentina tratteneva l’impeto degli assalitori e soprattutto li esponeva ad un cambio della posizione difensiva e pertanto restavano più a lungo esposti al tiro dei difensori.

  • Chiesa Santa Maria del Rosario

    Chiesa Santa Maria del Rosario

    Originariamente nel XIII secolo, quando fu edificata, presentava una struttura a pianta centrale, secondo la tipica liturgia bizantina. Successivamente fu ampliata nel XV e nel XVI secolo e la sua forma divenne a croce latina, simile allo schema planimetrico della Basilica romana. L’attuale campanile venne inserito nella chiesa solo nel Settecento. Al suo interno sono custoditi una pregevole pala d’altare ed il quadro della Madonna del Rosario appartenenti alla scuola di Antonello da Messina, il quadro della Madonna del Carmelo della stessa fattura, un crocifisso del 1500, il simulacro in cartapesta di S. Giuseppe. La statua sacra, nonostante la qualità del suo materiale, è di notevole pregio artistico. Da notare le venature delle mani del santo lavoratore e l’espressione patriarcale del suo viso. La torre campanaria è di stile settecentesco. Nella parte alta di essa sono visibili due martinelle del vecchio orologio meccanico oggi non più esistente. La campana della torre porta incisa, un’epigrafe latina che ricorda la sua ricollocazione nell’anno 1835.

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    La chiesa madre si trova nel borgo, nei pressi della Torre, ed è raggiungibile percorrendo la Via Castello. Fu dedicata a Maria SS. del Rosario. In alto sopra il rosone centrale si trova il bassorilievo che è successivamente diventato lo stemma del Rione Vecchia Matrice.

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  • Chiesa s. Maria del Sacramento (Immacolata)

    Chiesa s. Maria del Sacramento (Immacolata)

    Antistante la storica piazzetta dell’Immacolata di cui ne porta impropriamente il nome, immersa tra le viuzze del borgo antico nei pressi del castello. Rappresenta la più antica struttura religiosa di cui si hanno tracce nel territorio di Motta, risalente presumibilmente ad epoca medievale, ma ricostruita nel XVII secolo. Pare che la chiesa sia stata il primo edificio a custodire le reliquie della Santa Patrona Anastasia. Sopra l’altare maggiore è posto il simulacro dell’Immacolata Concezione di inestimabile valore artistico. L’opera è del ‘600 e di stile andaluso. Lo testimonia la raggiera (raflaga) dorata che aureola la statua con lingue di fuoco. La raggiera è ingemmata di teste alati di putti e rallegrata da angeli policromi che glorificano l’Immacolata con l’argenteo saio e l’azzurro manto stellato. All’interno della chiesa sono custodite alcune tele di autori ignoti del XVII e XVIII secolo raffiguranti. S. Barbara, S. Agata e S. Lucia, la Sacra famiglia, i santi Gioacchino, Anna e Giuseppe con Maria e Gesù e san Nicola di Bari. Una delle due campane, reca impresso l’anno 1815 e un medaglione con l’effige della Vergine Maria

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  • Chiesa Madonna delle Grazie

    Chiesa Madonna delle Grazie

  • Castello Normanno

    Castello Normanno

    La Torre di Motta (o Dongione) fu costruita fra il 1070 ed il 1074 (pare sul rudere di una torre araba) per volontà del gran conte Ruggero il Normanno. Il massiccio torrione a pianta rettangolare è alto circa 21 metri e rappresenta una tipica struttura a carattere difensivo del tardo medioevo. La copertura a terrazza conserva la quasi intatta merlatura. La struttura è costituita da tre elevazioni. Solo la prima di queste presenta ancora le finestre originali ad arco a sesto acuto (esterno) e a tutto sesto (interno). Le altre due finestre quadrate così come l’attuale porta d’ingresso risalgono invece al XV sec. Il piano terra era destinato ad alloggio militare. In esso sono visi bili una serie di feritoie per la difesa. Sempre al piano terra fu ricavata la cisterna per la raccolta delle acque piovane e dove, come scrive l’umanista Lorenzo Valla, fu rinchiuso il conte di Modica, Bernardo di Cabrera. Il primo piano era destinato all’alloggio del comandante della guarnigione. Il secondo piano è caratterizzato da un arco a sesto acuto. Le tre elevazioni erano collegate tra loro da una serie di scale a pioli retrattili di legno. Già nel 1091, il castello venne concesso alla istituenda diocesi di Catania che ne detenne il possesso fino alla fine del XIII sec. Nel XIV secolo, per diciannove anni (dal 1355 al 1374), fu dimora del conte di Aidone, Enrico il Rosso. Dopo essere stato di proprietà di Rinaldo Perollo, nel 1408 il castello fu acquistato da Sancho Ruiz de Lihorj per poi passare nelle mani del re Alfonso D’Aragona. Nel 1514 il territorio di Motta fu acquistato da Aloisio Sanchez. Successivamente, nel 1526, Antonio Moncada, conte di Adernò, per 1210 once acquistò la terra di Motta ed il castello che rimasero di proprietà dei suoi discendenti fino al 1900, anno in cui venne acquistato dal comune di Motta.
  • sede Sociale

    sede Sociale

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Breve storia

Breve storia

Sin dall’inizio del XVI secolo la popolazione di Motta ha sentito l’esigenza di distinguersi in consorterie contadine e maestranze, con il progressivo riflettersi di queste categorie in tutte le attività sociali, politiche e religiose del borgo.
Nascevano così i Campagnoli e i Maestri, due fazioni che con il passare dei secoli gestivano, spesso scontrandosi, la vita amministrativa del borgo, divenuto Comune solo nel 1820.
L’ interesse delle due fazioni non si limitava solamente alla vita politica e sociale, infatti decisamente importante risultava l’elemento religioso e, soprattutto, la partecipazione ai festeggiamenti in onore della Vergine Martire Sant’Anastasia, unico motivo per cui queste suddivisioni sono continuate e rimaste nel tempo fino ai nostri giorni. Tale partecipazione prevedeva una sorta di competizione per meglio onorare la Santa, attraverso le confraternite, i fuochi, gli addobbi e gli inni a Lei dedicati.

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Tra storia e leggenda – “La beffa del Cabrera”

Nel corso della sua esistenza la torre di Motta ricevette come prigioniero un personaggio di rilievo nella storia siciliana: il gran giustiziere Bernardo Cabrera conte di Modica.
Le vicissitudini che lo portarono da gran giustiziere del regno di Sicilia alla custodia di Sancio de Lihori, sono sintetizzati nella bramosia di lmpadronirsi della corona impalmandone la bella regina Bianca di Navarra, giovane vedova di Re Martino. Siamo nel “periodo dell’anarchia baronale” ed il vecchio conte di Modica fin dal primo tentativo di corteggiamento per fare accettare la sua candidatura di promesso sposo raccolse un amaro rifiuto. Questo primo diniego avvenne nella città di Catania e l’impertinente pretendente per niente scoraggiato, non si paventò di inseguire la regina con il suo esercito a Siracusa dove cinse d’assedio la città difesa da Sanclo de Lihori, e dove la giovane vedova, con l’aiuto di Giovanni Montecateno riesce ad imbarcarsi per rifugiarsi a Palermo nel palazzo dello Steri allora trasformato a residenza regale. E’ qui che avviene il terzo tentativo. Dopo poco tempo arriva con un grosso esercito il conte, ed ancora una volta la regina riesce a fuggire e raggiungere notte tempo la galea di Raimondo Torres ancorata nella Cala di Palermo e quindi a mettersi in salvo.
L’ira del vecchio pretendente non conosce limiti; ma pose fine alle fughe ed agli Inseguimenti un grosso esercito regale condotto da Sancio de Lihori e Antonio Montecateno che gli impedirono di continuare l’insana impresa. A causa della sua iracondia il conte cadde in un’imboscata e fu fatto prigioniero e per ordine dello stesso Sancio fu portato a Motta Sant’Anastasia.
Qui fu rinchiuso in una buia cisterna che servì da prigione fino a quando, per improvvise piogge questa non si riempì d’acqua ed il conte rischiò di restarci annegato.
Fatto uscire, dalla cisterna fu rinchiuso in una stanza della torre e controllato a vista, qui al danno della prigionia si unì la beffa che ai suoi danni ordì una giovane donna di Motta Jana, che era una fedele e astuta damigella di corte della regina Bianca. D’accordo con l’ammiraglio Sancio,e ottenuto il permesso dalla regine, Jana si travestì da paggio, e si fece assumere al servizio del conte, entrando nelle sue grazie ,e convincendolo a tentare un’evasione per riprendere i suoi tentativi di sposare la regina Bianca. Il conte abboccò all’amo; e una notte, fattolo travestire da contadino, la diabolica Jana lo fece calare da una finestra del castello, sostenendolo con una corda; ma ad un certo punto, Jana mollò la corda ,e il povero conte cadde dentro una grossa rete, a bella posta preparata, dove rimase tutta la notte al freddo; e al mattino fu beffato dai contadini, che lo presero per un ladro, e lo derisero. Jana,riprese le sue vesti femminili,e rivelatasi chi era,lo fece inviare prigioniero al Castello Ursino di Catania, dove sbollirono definitivamente i suoi ardori per la regina Bianca.
Così, fra storia e leggenda è raccontata una delle tante versioni che vengono tramandate della triste storia amorosa del conte di Modica.

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2011 - 40° Anniversario

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Gruppo di rilevanza nazionale

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associato FISB dal 1986

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