Associazione Casa Normanna

del Rione Vecchia Matrice - Motta Sant'Anastasia

Il Rione

 

vecchia foto unnazza

Il Rione Vecchia Matrice, comunemente denominato Campagnoli, affonda le sue origini a metà del secolo XVIII, quando ancora s'identificava come congregazione di Santa Anastasia. Il nome Rione è stato assunto in tempi relativamente recenti, negli anni settanta, e sostituisce la vecchia denominazione di Partito che, dalla congregazione iniziale, aveva ereditato sia la connotazione territoriale sia la consuetudine di rappresentare anche mestieri e condizioni sociali.

È proprio intorno alla metà dell'Ottocento che tra i giovani di Motta si era evidenziata la volontà di distinguersi in consorterie contadine e maestranze per partecipare attivamente alla vita politica di allora, difendendo gli interessi di quelle classi sociali, di contadini e artigiani, che attraverso tali organizzazioni esprimevano i propri rappresentanti nella vita amministrativa del paese.

A cavallo tra Otto e Novecento, l'interesse delle due fazioni non si limitava solamente alla vita politica e sociale, sicuramente importante era l'elemento religioso e, soprattutto, la partecipazione ai festeggiamenti in onore della Vergine Martire Sant'Anastasia, unico motivo per cui queste suddivisioni sono continuate e rimaste nel tempo fino ai nostri giorni.

Tale partecipazione prevedeva una sorta di competizione per meglio onorare la Santa e tutte le feste hanno visto sempre la sua attiva presenza e, secondo le epoche in cui essa si è evoluta, immancabili sono i segni che raccontano il proprio impegno. Le Cantate, inni che ancora il popolo campagnolo dedica a Sant'Anastasia nel suo giro per il paese.

Tra gli addobbi, vanno sicuramente menzionate la collocazione nel 1930 di alberi di eucalipti presso la via Castello, gelosamente custoditi da ciascun proprietario, e in anni successivi la sistemazione di lanterne cinesi lungo le strade del quartiere.

Quanto ai giochi pirotecnici ricordiamo, come fa bella mostra di sé, ben custodita in bacheca, la coppa che il partito conquistò nel 1933 in una competizione di fuochi d'artificio, tangibile riconoscimento che fu dato per l'impegno profuso, quando la festa di Sant'Anastasia richiedeva anche uno sforzo economico notevole. Proprio per questo motivo, in prossimità della festa, avveniva la raccolta del frumento e l'allevamento di qualche capo di bestiame con la cui vendita si finanziavano tali onerose manifestazioni. A queste incombenze provvedeva un gruppo di notabili del partito, accumunabili ai comitati odierni, cui il popolo campagnolo demandava l'intera organizzazione della partecipazione alla festa.

anziani
La storia ci tramanda nomi, ormai, entrati nella leggenda come u zù Puddu Bellia e suo nipote Pippinu, u zù Ninu Guarnera, i Palammiti (Pellegrino), il Capo squadra Distefano, u zù Puddu Maccastella ( ) e u zù Pippinu Mazzaghia (Galasso). Uomini che erano a capo di un'organizzazione ancora in forma primitiva, il cui impegno e gli sforzi per ben figurare non solo nei fuochi d'artificio, ma anche nella calata della quartina e del partito, non erano certamente inferiori a quelli che affrontano i loro eredi contemporanei.
La Calata della Quartina rappresentava, così come oggi, l'apertura della Festa e consisteva nell'esporre un'insegna, una sorta di bandiera di battaglia, con la scritta “Giovani Cantanti Partito Vecchia Matrice”, sostenuta dai notabili del Partito e appesa in Piazza Umberto, dove veniva effettuata la Cantata. La Calata del Partito, invece, consisteva nell'ingresso in Piazza Umberto

Spartiacque di epoche diverse è stato sicuramente la festa del 1968. In essa nuovi elementi furono introdotti nei festeggiamenti della Patrona. La presenza campagnola fu valorizzata con la conquista della seconda coppa nella competizione di fuochi d'artificio con la consacrazione definitiva della bontà dei pirotecnici di cui il partito negli anni si era servito, dai fratelli Emanuele a Magno, da Famoso ai fratelli Cutrera, trionfatori questi ultimi in quell'evento.
Indimenticabile, oltre la vittoria ottenuta nei fuochi, rimane impressa nelle menti e nel cuore di tutti la rappresentazione della glorificazione di Sant'Anastasia, allestita nella terrazza municipale per la Calata del Partito di quell'anno. La trasformazione diventa frenetica negli anni seguenti tale festa.

E' nei mesi finali di quell'anno che vede luce un'idea che sconvolgerà il modo di festeggiare la patrona e la vita stessa del partito. Avendo come riferimento una vecchia leggenda che raccontava di drappi sventolanti per accogliere l'arrivo della reliquia della Santa nel nostro paese, alcuni, tra cui u zù Fulippu Banna (Consoli) e u zù Turi Distefano, decisero di creare un gruppo di sbandieratori per arricchire la partecipazione del partito nella calata della quartina per la festa ventura che già si programmava. Tale evento dà inizio all'era contemporanea di un'organizzazione che, per far fronte alle nuove esigenze che tale gruppo andava a proporre, si trasformava in rione, si dotava di una sede, ed eleggeva il suo primo presidente, Gino Bellia; nel 1974 nei locali dell'ora Tarantola.
Adesso, negli anni si sono succeduti Turi Privitera, Sino Drago, Franco Guarnera, Antonio Giuffrida, Pietro Scirè, Pippo Zappalà e ancora Franco Guarnera, l'attuale in carica. In periodi limitati, per esigenze contingenti, la direzione del Rione venne rimessa a dei commissari, Turi Privitera - Franco Randazzo - Turi Cangemi e Turi Tinnirello detto Sbaiana.
I colori della Santa, giallo verde, sono tuttora i colori sociali del Rione e sono riportati sia nelle insegne sia nelle vestigia in ogni manifestazione in cui esso si cimenta

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